Perché ho accettato (nonostante tutto) di dare consigli al Movimento 5 Stelle sul patrimonio culturale: e cosa ho iniziato a proporre.

(ANSA) – ROMA, 02 DIC – Si ad una consulenza per il Movimento 5 stelle, ma a titolo gratuito e garantendosi la libertà di critica.

Lo storico dell’arte Tomaso Montanari anticipa all’ANSA di aver accettato di far parte di “un team “che dovrà segnare la direzione del Movimento 5 Stelle in materia di istruzione e cultura. “Parteciperò da ‘esterno al Movimento’ – sottolinea – e naturalmente a titolo gratuito: come ho fatto in passato, in forme analoghe, per Possibile e Sinistra Italiana.

Conserverò naturalmente tutta la mia indipendenza critica, – spiega-continuando a esprimere il mio dissenso sulle scelte di fondo del Movimento in questa fase: dai Decreti Sicurezza allo Ius soli, dal cedimento sul Tav alle riforme costituzionali”.

E ribadisce: “Credo che il dovere di chi fa il mio mestiere sia quello di essere un ‘ospite ingrato’ (una bella espressione di Franco Fortini): accettare l’invito a parlare e a dare consigli, ma senza avere nessuna gratitudine (e dunque accondiscenza) verso chi ti invita, specie se in quel momento è al potere”.

Finora- aggiunge il professore protagonista di tante battaglie in tema di beni culturali, “quasi nessuno dei miei consigli in materia di patrimonio culturale era stato ascoltato: spero che questo invito sia il segnale che qualcosa è cambiato. Sono sicuro che in Dino Giarrusso avrò un interlocutore attento e intelligente ” (ANSA).

Post Scriptum.

A ciò che ho detto all’Ansa il 2 dicembre scorso, aggiungo oggi qualche considerazone.

Il patrimonio culturale italiano e chi ci lavora (o chi ne è schiavo) versa in condizioni drammatiche. Da anni, ho deciso di dedicare una parte del mio tempo a costruire e proporre idee per un modo diverso di pensarlo e governarlo. Sono idee oggi marginali e marginalizzate nel dibattito pubblico.

Così, quando qualche ‘decisore’ mi chiede di esporre le mie idee o dare consigli, ho sempre accettato. Non lo farei con i fascisti (di qualunque osservanza) e avrei grosse difficoltà a farlo con i berlusconiani. Ma ho parlato alla seconda Leopolda, ho accettato di stare nei consigli scientifici di Possibile e Sinistra Italiana e faccio parte dell’Advisory Board italiano di Diem 25. E sarei felice di fare altrettanto con il Pd, se me mai me lo chiedessero.

Con lo stesso spirito ho accettato di dare consigli al Movimento 5 Stelle. In modo trasparente: senza contropartite di alcuna sorta, senza esercitare o chiedere potere, o compensi. Senza nessun tipo di endorsement politico: me l’hanno chiesto leggendo le cose durissime che ho scritto sulla deriva e il tradimento del Movimento. E sanno bene che continuerò e scrivere quello che penso.

E l’ho fatto senza molte illusioni: ma ogni giorni ricevo mail disperate dalle soprintendenze di tutta Italia, e credo sia mio dovere non lasciare nulla di intentato.

Ecco il primo, stringatissimo, documento che ho proposto:

I problemi del «paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione» (usiamo le parole della Costituzione, art. 9) sono principalmente tre:
1) la mancanza di personale: che impedisce la tutela del territorio dalla cementificazione e dalla speculazione edilizia e non permette di fare tutela e produrre e redistribuire conoscenza nel patrimonio.2) la mercificazione, privatizzazione, monetizzazione di una grande risorsa civile e culturale.3) la mancanza di conoscenza diffusa.
L’azione del ministro Franceschini (che si è svolta senza la minima discontinuità tra la sua presenza nei governi Renzi e Gentiloni e il suo ritorno nel Conte bis) non ha risolto il primo problema e ha notevolmente aggravato il secondo. Bisogna invertire la rotta su entrambi i punti. Ecco i primi tre provvedimenti, vere e proprie bandiere politiche e culturali.
1) Ripristinare il 
turn over per l’amministrazione dei Beni Culturali: per ogni pensionamento, un’assunzione; procedere immediatamente ad almeno 6000 assunzioni di bibliotecari, archivisti, storici dell’arte, archeologi e di tutte le professionalità del patrimonio. Questo significa fermare l’emorragia della fuga dei cervelli in queste materie strategiche, e ricominciare a fare tutela.
2) Istituire subito l’ingresso gratuito per tutti in tutti i musei e luoghi della cultura statale. Il finanziamento si trova dirottando su questo capitolo di spesa l’equivalente di 3 giorni di spesa militare su 365. Uno straordinario segnale di civiltà, e di eguaglianza. Un modo per restituire agli italiani l’intimità col proprio patrimonio culturale. Basta con la privatizzazione dei beni comuni: stop a grandi eventi commerciali nel patrimonio culturale.
3) Introduzione dell’insegnamento di storia dell’arte e del patrimonio culturale in tutte le scuole di ogni ordine e grado: dalla primaria alle secondarie superiori di ogni tipo.
Subito dopo, occorrerà inoltre rivedere profondamente l’attuale assetto delle inefficaci soprintendenze uniche, arrestare la corsa dei musei statali autonomi verso la trasformazione in fondazioni private e abrogare le parti dello Sblocca Italia e della Legge Madia che sottopongono gli organi della tutela ai poteri esecutivi.


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